SCUOLA DI PAESE – SCUOLA DI QUALITA’

Appello dei genitori di Serravalle contro il decreto Gelmini “Non perdiamo la nostra scuola”

Si racconta di come il topino di città si vantasse col topino di campagna di tutti gli agi, le comodità, le modernità della sua vita urbana . Ma, si racconta anche, di come lo stesso topino di città rimase stupefatto nello scoprire che il suo collega campagnolo non solo disponesse dello stesso suo benessere, ma, ancor più, possedesse una ricchezza di conoscenza, esperienza e vissuto locale che a lui, nella sua comoda città, mancava.

Ecco di cosa sono ricchi i bimbi che frequentano la nostra scuola.

Siamo parte integrante del V Circolo di Asti ( quello della scuola dell’Infanzia “XXV Aprile” , e scuole elementari “Rio Crosio” e “Buonarroti” ) e con loro dividiamo la stessa programmazione formativa, i progetti educativi e gli stessi progetti “ponte” che ci hanno permesso di confrontarci con le altre realtà scolastiche europee; ma siamo anche una realtà ben distinta, con i “nostri” progetti creati intorno al “nostro” essere frazione extraurbana; quella realtà che ci consente di vivere più liberamente la natura che ci circonda, i nostri boschi, le fattorie, di conoscere con mano la tradizione della nostra contrada e delle nostre memorie. Con le uscite didattiche sul territorio, i nostri bambini hanno l’opportunità di riscoprire attivamente le origini della nostra terra , le basi su cui si sono formate la cultura, la tradizione e la storia stessa di Asti.

La scuola di Serravalle è la scuola dei nostri nonni, ma è contemporaneamente giovane, moderna, attenta al progresso, pur mantenendo il suo essere a misura di bambino, in una continuità che li accompagna dal primo anno di materna alla quinta elementare, tradizionale in questo suo accogliere i nostri figli in quel clima “a nido” che ci rincuora quando dobbiamo affidarli in altrui mani, a tre anni come a dieci.

Siamo ormai cittadini del mondo in un mondo sempre più virtuale e computerizzato, ma siamo ben lieti che i nostri figli, accanto all’inglese ed all’informatica, possano confrontarsi sul campo con la realtà più concreta ed autentica del loro territorio.

A noi, genitori di Serravalle, tutto questo piace, piace molto, così come è piaciuto a tutte quelle famiglie che, pur abitando in città, sono andati oltre la semplice comodità della scuola sotto casa ed hanno voluto sperimentare la veridicità di quando da noi promosso: questo anche perché disponiamo del servizio di entrata anticipata a richiesta (pre-scuola) tanto per la scuola elementare che per la materna, e di un servizio scuolabus che raccoglie in bambini già da Asti (ad oggi la prima fermata di raccolta è sita in C.so Torino).

Non vogliamo perdere questa ricchezza, non vogliamo perdere il diritto di poter scegliere l’impronta formativa dei nostri figli sin dalla più tenera età.

La scuola di Serravalle : noi tutti l’amiamo, amiamo questa scuola di paese, una scuola di qualità.

I genitori della scuola di Serravalle

(informazioni e iscrizioni c/o Direzione Didattica V Circolo – Sc. Rio Crosio – c.so XXV Aprile)

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Amministratori locali, insegnanti, reti sociali: ecco chi disobbedisce alla Gelmini

Ad Angelo Rimondi, docente di scuola media e autore di libri di didattica scientifica, la proposta della disobbedienza alle legge Gelmini piace. A Carta ha inviato un primo elenco di proposte che si aggiungono a quelle di altri insegnati ma anche di amministratori locali, associazioni, reti sociali e pezzi di sindacato. Scrive Raimondi: «Propongo: il rifiuto di scrivere sulle schede il voto di condotta. Il rifiuto di usare sulle schede i voti numerici. Il rifiuto, da parte delle insegnanti dell’infanzia, di gestire bambine e bambini al disotto dei tre anni, con informazione ai genitori della propria incompetenza, in attesa che il ministero promuova un lungo e articolato percorso di formazione. Quattro, il rifiuto, da parte delle insegnanti della scuola primaria di insegnare aree e argomenti sui quali manca una preparazione seria e prolungata, con informazione ai genitori che gli alunni e le alunne rischiano di rimanere scoperti nell’area logico-matematica o in quella linguistica, fino a quando il ministero non procederà a un lungo e vasto processo di formazione».
Ma la settimana della grande manifestazione e dell’assemblea a Roma degli universitari ha anche mostrato un’inedito scambio di lettere tra movimenti sociali differenti, ma tutti convinti che disobbedire è spesso una virtù. Hanno cominciato quelli del Patto di mutuo soccorso, principalmente i valsusini No Tav e i vicentini No Dal Molin, con un messaggio indirizzato al mondo della scuola. Sono seguite le lettere degli studenti dell’Università orientale di Napoli ai cittadini di Chiaiano e di tutte le comunità in lotta contro le discariche, e quella del movimento italiano per l’acqua a studenti e insegnanti.
A loro si è affiancata la campagna Sbilanciamoci!, alla quale aderiscono più di quaranta organizzazioni sociali [tra cui Aiab, Arci, Banca etica, Crbm, Carta, Rete Lilliput, Unione degli studenti, Rete degli studenti, Unione degli universitari] che ha diffuso un comunicato per invitare a sostenere la campagna di disobbedienza contro Gelmini e Tremonti promossa da Carta. «Dobbiamo salvare la scuola e l’università pubblica – si legge nel comunicato – Le proposte di Sbilanciamoci! sono note: invece di tagliare 87mila docenti precari tagliamo 40mila marescialli sovrapagati e inutili oltre che alle Forze Armate anche al paese; invece di tagliare i fondi al diritto allo studio, tagliamo 732 milioni di sussidi alle scuole private; invece di tagliare i fondi all’università tassiamo di più il business dei diritti televisivi dello sport spettacolo e del mercato monopolistico e distorsivo della raccolta pubblicitaria… Sbilanciamoci! invita anche a sostenere tutte le iniziative di disobbedienza promosse in questi giorni e che il settimanale Carta sta raccogliendo e rilanciando.
I suggerimenti per una disobbedienza pratica e creativa sono diversi: vanno sostenute le occupazioni delle scuole e delle università, dice Sbilanciamoci!, e l’organizzazione alternativa della didattica. Vanno sostenute le amministrazioni locali che disobbedendo alla Gelmini continueranno a finanziare e a tenere aperte le piccole scuole. Ma vanno sostenute anche le organizzazioni sindacali e le associazioni dei genitori che propongono l’iscrizione in massa dei bambini al tempo pieno. E ancora: vanno sostenuti gli insegnanti che potranno rifiutarsi di esibire il certificato di servizio quando si cominceranno a tagliare 87mila addetti nelle scuole; vanno boicottate, se verranno davvero introdotte, le classi «differenziali» per i bambini migranti, iscrivendo e facendo partecipare tutti i bambini alle lezioni in queste classi.
Sulla campagna di disobbedienza interviene anche Giorgio Airaudo, segretario generale della Fiom di Torino: «Nella nostra città registriamo una presenza molto diffusa di delegati del nostro sindacato nelle scuole, perché sono genitori che si interessano del futuro dei loro figli. Ecco, ciò che ci unisce al movimento della scuola è la domanda di futuro. Di certo, nelle fabbriche continueremo a diffondere volantini per raccontare gli effetti della legge Gelmini».
Nel sito di Carta ci sono tutti gli altri interventi e suggerimenti, a cominciare da quelli di Nichi Vendola [presidente della Regione Puglia, Prc], Nicola Zingaretti [presidente della Provincia di Roma, Pd], Paolo Beni [presidente di Arci nazionale], Domenico Pantaleo [segretario generale della Flc Cgil], Massimo Rossi [presidente della Provincia di Ascoli Piceno, Prc], Silvia Facchini [assessore all’istruzione della Provincia di Modena, Pd], Giulia Rodano [assessore alla cultura della Regione Lazio, Sd], Paolo Serventi Longhi [direttore di Rassegna sindacale], Giovanni Russo Spena [Prc nazionale], Enzo Mazzi [comunità di base dell’Isolotto di Firenze], Franco Zunino [assessore all’ambiente della Regione Liguria, Prc], Cinzia Bottene [consigliera comunale di Vicenza Libera], Associazione Rete del Nuovo Municipio e, infine, insegnanti e lettori come Norma Bertullacelli, Domenico Ticozzi, Marco Magni, Francesco Noto.
L’elenco completo è qui: http://www.carta.org/campagne/beni+comuni/15731.

IL DDL APREA COMINCIA AD ENTRARE DALLA FINESTRA PRIMA DI DIVENTARE LEGGE

L’11 novembre BRUNETTA ha inviato direttive all’ARAN per il prossimo contratto dei docenti: decurtare la quota di  il salario accessorio. E ristanziarla (in parte) ai meritevoli. Chi sono? quelli in sintonia con i clan del quartierino di dirigenze vendute?

Si comincia dal piano amministrativo. Così quando il famigerato ddl d.l. 953 di Valentina Aprea sarà finalmente approvato, tutto sia già compiuto.

Per questo ddl, infatti, i nemici sono proprio i docenti, da colpire al cuore nella libertà d’insegnamento.

“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”, stabilisce l’art. 33 della Costituzione, che garantisce libertà d’insegnamento e d’apprendimento. MA ANCORA PER QUANTO?.

la scuola statale è il pilastro della democrazia. E RIGUARDA TUTTI !!!!!!!!!!!!!!

SABATO 22 NOVEMBRE – Asti: LA CONTROINFORMAZIONE IN PIAZZA

ONDA ANOMALA IN PIAZZA

ONDA ANOMALA IN PIAZZA è questo l’esito delll’assemblea del 14 novembre di autoconvocati.
Presenti all’incontro studenti, maestre e professori di varie realtà (III circolo,Liceo Classico, Istituto Monti, Istituto Penna ) e molte delle associazioni della società civile.
Hanno partecipato e “raccontato” le proprie esperienze associazioni che vanno dai Cobas, al social Forum (li era nata la prima idea di autoconvocazione e il patto di Mutuo soccorso di Luglio), dal progetto Sherwwod (attivissimo e in grado di lanciare proposte trasversali attraverso la voce di uno dei suoi leader Francesco Olivero), dalle Acli che hanno ospitato l’evento ad A Sinistra, vi erano alcune realtà ambientaliste e comitati dal comitato TSO e ASti Non Brucia al movimento in difesa dell’Acqua Pubblica  per arrivare al Coordinamento ASti EST e alle realtà di migranti.
Tutti daccordo nel valutare come storica la battaglia sulla scuola che ha coinvolto trasversalmente insegnanti, studenti e famiglie.
Tutti consapevoli di non smettere di lottare contro le leggi Brunetta e Gelmini , consapevoli che questi provvedimenti di fatto smantellano e tendono a  indebolire i diritti e la salvaguardia dei beni comuni.
Toccanti sono state le testimonianze di alcune maestre e insegnanti e di giovani universitari e studenti.
Il nodo centrale per gli autoconvocati del 14 novembre e’ costruire una rete tra realtà che lavorano sul teritorio (contaminarsi, meticciarsi) e mettere in dialogo le lotte figlie dello stesso nodo “il mercato”, “il profitto”.
Da uno slogan “non pagheremo noi la vostra crisi” e dalle analisi profonde dei partecipanti è emerso che i diritti di cittadinanza, sociali, l’istruzione, il territorio non posso e non devono essere in vendita, legate al profitto.
Altro nodo centrale “l’informazione”, un discorso lasciato aperto e saranno le prossime assemblee a delineare se sara’ possibile una proposta che leghi le realtà di controinformazione, all’assemblea in gran parte presenti quelle che agiscono sul territorio dalle storiche Culture e Tempi di Fraternità , alla neonata “CITROSODINA”, al settimanale telematico di movimento “ALTRITASTI”.
Si è lanciata la proposta di trovare un modo per mettere in comune le esperienze di contrinformazione.
Tutti concordi a usare la piazza come forum permanente per discutere tra movimenti e cittadini , meticciarsi, contaminarsi e mantenere alta l’onda anomala.
Per favorire questo scambio , sabato 22 dalle 16 alle 19 verra’ offerto uno spazio alle associazioni, comitati  e vin brule’ in piazza statuto.
Uno spazio libero, dove ogni realtà potra’ portare la propria esperienza su temi sociali, di cittadinanza, ambientali.
Vi saranno bancarelle e distribuzione di materiale di controinformazione, tutti i cittadini e le realtà di movimento sono invitate per discutere e animare, in particolare quelle che lottano per la difesa della scuola, ma sono invitati anche i comitati e le associazioni.
A TUTTI VERRA’ OFFERTO VIN BRULE’ E UN PO’ DI SANA CONTROINFORMAZIONE.

Il riflusso del governo ww.carta.org

Omer Bonezzi, Presidente Nazionale di Proteo Fare Sapere

Che fare? molte cose, compresi i referendum abrogativi.

Se siamo riusciti a fermare l’ex ministro Moratti abbiamo  energia e intelligenza per fermare anche l’attuale ministro Gelmini. Da oggi comincia di nuovo la Resistenza, giorno dopo giorno, ogni azione sarà usata per bloccare  il decreto, per salvare il tempo pieno, per l’integrazione degli alunni diversamente abili, per “gli altri”: gli stranieri, gli extracomunitari,… per impedire  la trasformazione in licei banali gli Istituti tecnici e Professionali, per  bloccare la svendita dell’Università e salvare la Ricerca.  Il Ministro  dovrà ascoltarci, riconoscere le nostre idee e siglare con tutti i soggetti coinvolti un patto per la scuola, per la conoscenza e  per il paese.

Il primo fronte su cui si applicherà il Ministero sarà quello della chiusura delle piccole scuole di montagna che interessano circa 1.300 piccoli comuni; siamo alla scadenza di una tornata elettorale per il rinnovo delle amministrazioni locali, siamo curiosi di vedere come si comporteranno i sindaci leghisti della Val Brembana. Tatticamente il ministro Gelmini rischia con i suoi decreti, che diventeranno operativi a ridosso delle elezioni comunali, di fornire un formidabile strumento alle opposizioni per la loro campagna elettorale. I regolamenti attuativi,  non saranno, a nostro avviso, tecnicamente applicabili; saranno occasioni per rimarcare l’assurda azione del Ministro che si trova di fronte a ineludibili blocchi sindacali e politici.

Sui referendum infine, non ci piace, la contrapposizione  tra l’ azione degli enti locali, la  lotta sui singoli regolamenti  e il  referendum come se una cosa escludesse l’altra. Non è così. I referendum (contro il maestro unico, le università trasformate in fondazioni, la norma che caccia i ricercatori precari, il blocco delle assunzioni all’Università) al di là della  loro formulazione sono lo sbocco politico più immediato e possibile  poiché si voterà tra un anno e mezzo e non dovremo aspettare la fine della legislatura per  stabilire che la conoscenza è un bene pubblico e che i giovani hanno diritto al loro futuro.  Questi referendum toccano  corde profonde della società. I cittadini dovranno scegliere tra la propaganda televisiva, che pretende di gestire il sapere, e le maestre che collaborano, con passione, all’educazione dei loro figli; dovranno scegliere tra la possibilità d’accesso all’Università per tutti, compresi i loro nipoti, e le farneticazioni dei giovani di destra contro presunti baroni che sarebbero alla testa dell’onda per garantire se stessi.

I grembiulini, il voto di condotta, i voti numerici non c’entrano col referendum: questo lo pensa solo Pannella. Qui si tratta del diritto allo studio, del diritto di  avere una scuola di qualità, un’università che funziona e di dare una speranza ai nostri giovani. Con questi referendum infine si  manda a dire all’onorevole Berlusconi che lui governa ma non comanda e che non è  padrone dell’Italia. Col nostro impegno possono davvero perdere,  come hanno perduto col referendum Costituzionale.

Omer Bonezzi, Presidente Nazionale di Proteo Fare Sapere

il mostro unico Stefano Benni

Cari studenti facinorosi, sono la vostra amata ministra Gelmini. Dopo il cinque
in condotta e il maestro unico, ho una nuova idea che potrà risollevare la
scuola italiana. Da dove inizia l’istruzione? Dall’asilo. E proprio qui bisogna
intervenire, perché i bambini diventino obbedienti e ligi al dovere. E le favole,
con la loro sovrabbondante fantasia e il loro dissennato spreco di personaggi, li
allontanano dal sano realismo e dal doveroso conformismo e alimentano il
pericolo del fuori tema, della deboscia, della droga e del bullismo facinoroso.
Perciò per decreto legge istituisco il Mostro Unico. Sarà proibito leggere favole
che contengano più di un mostro o di un cattivo, con relativo aggravio per la
spesa pubblica, e soprattutto si dovrà, in ogni fiaba, sottolineare la natura
perversa, facinorosa e vetero-comunista di questo mostro. Secondo il Dmu
(decreto mostro unico) sono proibiti ad esempio Biancaneve e i sette nani,
perché Grimilde e la strega sono un costoso e inutile sdoppiamento di
personalità nocivo all’immaginario dei giovani alunni, per non parlare
dell’ambigua convivenza tra Biancaneve e i sette piccoli operai, di cui uno,
Brontolo, sicuramente della Cgil. Cappuccetto Rosso è ammesso, ma si
sottolinei come il cacciatore è evidentemente della Lega e il lupo di origine
transilvana e rumena. Proibito Ali Babà e i quaranta ladroni, ne basta uno.
Abolito Peter Pan, troppi pirati che gravano sulle casse dello stato. Abolito
Pinocchio, anche accorpando il gatto e la volpe in un unico animale, restano il
vilipendio ai carabinieri e il chiaro riferimento a Mediaset del paese dei
balocchi. Ammesso Pollicino ma dovrà chiamarsi Allucione ed essere alto uno e
settanta, per non costituire un palese sberleffo al nostro amato presidente del
consiglio. Proibito Hansel e Gretel, perché i mostri sono due, la madre e la
strega, e inoltre si parla troppo di crisi economica. Proibito il brutto
anatroccolo. Se uno è brutto, lo è per motivi genetici e tale resterà. Inoltre
Andersen era gay. Parimenti proibito il gatto con gli stivali per la connotazione
sadomaso. Proibita, anzi proibitissima Cenerentola. Le cattive sono tre e
assomigliano tutte a me. Cioè alla vostra ministra superficiale, impreparata e
ciarliera. Ma la vostra Ministra Unica.