Oggi tocca ai Cobas

Il “Piano per la scuola” dei Ministri Gelmini e Tremonti, quello del famigerato “maestro unico”, colpisce:

La scuola dell’Infanzia (materna): si ridurrà al solo turno antimeridiano dalle 8,30 alle 12,30
La scuola Primaria (elementare): si regredisce al maestro unico e si ridurrà l’orario settimanale da 30 a 24 ore. Viene eliminato il Tempo Pieno (40 ore settimanali, 2 ore di compresenza settimanali, 2 insegnanti, orario scolastico 8,30- 16,30). La diminuzione di ore di scuola porta al “risparmio” di 87.000 insegnanti, compresi gli specialisti di lingua inglese.
In tutti gli ordini di scuola: si sta programmando un taglio di oltre 2.000 scuole nel Paese (quelle sottodimensionate con meno di 500 alunni) che porterà ad aumentare studenti ed alunni pendolari, con grandi spese di trasporto, fatiche e disagi per bambini e studenti.
In tutti gli ordini di scuola: aumento di 3 o 4 alunni per classe. La legge n° 133/2008 prevede che aumenti di 1 punto il rapporto tra docenti e alunni (così si “risparmiano” 72.000 posti e 12.000 classi).
In tutti gli ordini di scuola: si taglia il 17% (44.500) del personale non docente.
Nelle scuole secondarie di I grado (medie): viene ridotto il Tempo Prolungato (36 ore). Si riduce a 29 ore settimanali (dalle 32/33 ore attuali) il tempo normale (con questa misura è previsto il “risparmio” di 24.000 docenti).
Nelle scuole secondarie di II grado (superiori): viene generalmente ridotto l’orario in tutti gli indirizzi, negli istituti Tecnici e Professionali si passerà dalle 36/38/40 ore alle 32 settimanali. Nei licei si passerà a 30 ore settimanali (in totale questa misura prevede un primo taglio di 14.000 posti da docente).
Razionalizzazione corsi serali e per adulti (1.500 docenti).
Riconduzione a 18 ore di tutte le cattedre ed eliminazione clausola di salvaguardia (7.000 docenti)
Riduzione del 30% degli Insegnanti Tecnico Pratici (laboratorio)

Con questi provvedimenti si prevede complessivamente il taglio di oltre 200.000 posti nella scuola italiana.

L’appello a manifestare soprattutto di fronte al fatto che lo sciopero di CGIL,CISL,UIL, SNALS e GILDA del 30 Ottobre non solo è uno sciopero fuori tempo massimo perchè a quella data il decreto Gelmini sarà sicuramente approvato (scadenza della riconversione in legge del decreto è infatti il 31 Ottobre), ma anche che probabilmente sarà revocato.
Il segretario della CISL Bonanni ha infatti dichiarato che “La Cisl revocherebbe volentieri lo sciopero del 30 ottobre,alla condizione che il governo ci convochi, così potrebbe spendere le energie per cose più importanti” e il segretario della UIL Angeletti ha rafforzato la disponibilità a revocare lo sciopero “Se il governo ci convoca, possiamo revocare gli scioperi della scuola e del PI”.

Istruzione/ Dopo scuola anche Università va a sciopero generale
E a mettere il ‘carico da novanta’ arrivano le ‘classi-ghetto’

Roma, 15 ott. (Apcom) – Anche l’università italiana va verso lo sciopero muovendosi compatta contro il dl Gelmini e l’intenzione annunciata del ministro dell’Istruzione di mettere mano a una riforma del sistema universitario e i tagli alla ricerca: le segreterie generali nazionali di Flc Cgil, Cisl Università, Fir Cisl e Uil Pa-Ur.Afam hanno proclamato la mobilitazione delle categorie e attivato le procedure necessarie per la proclamazione dello sciopero generale che, in caso di mancata conciliazione, è previsto per il 14 novembre con una manifestazione a Roma. Anche oggi in diverse università italiane, da Roma a Milano, da Firenze a Napoli, sono proseguiti i cortei, le mobilitazioni, le assemblee studentesche per chiedere il blocco dell’anno accademico. A Napoli gli studenti hanno occupato il rettorato della Federico II, a Firenze si sono svolte le ‘Lezioni in piazza’: i ragazzi e alcuni professori hanno lasciato le aule per ’studiare’ in strada. Alla Sapienza di Roma cortei di studenti hanno bloccato il traffico intorno alla cittadella universitaria e a Roma 3 l’assemblea studentesca ha deciso per il 20 ottobre il blocco delle lezioni. Non solo. Si fa sempre più forte anche il rapporto tra studenti e docenti, anch’essi critici verso l’operato del Governo: domani mattina alle 10 alla facoltà di Lettere della Sapienza nuova assemblea alla presenza del pro-rettore vicario dell’ateneo, Luigi Frati, del preside di Scienze umanistiche Roberto Antonelli e del preside di Lettere, Guido Pescosolido.

E, sul fronte caldo della scuola, è già tutto pronto per la ‘notte bianca’ contro il dl Gelmini, organizzata da genitori e insegnanti, che si svolgerà stasera in diverse diverse scuole di tutta Italia. A Roma sono in corso 9 mobilitazioni tra cortei e fiaccolate in notturna, oltre ad iniziative anche ludiche tra musica e dibattiti, all’interno delle singole scuole: 14piazze, 15 municipi coinvolti, per il ‘no alla riforma Gelmini’ a cui si sono uniti gli “altrettanti ‘no’ giunti da tutta Italia”, ovvero Bologna, Torino, Napoli, Parma, Genova, Perugia, Milano, Viareggio, Brescia, Castrovillari, spiega una nota del ‘coordinamento cittadino genitori-insegnanti ‘Non rubateci il futuro’. A Roma la ‘No Gelmini Night’ si sta svolgendo nel primo municipio, dove oltre mille persone, genitori, professori e alunni delle scuole primarie, sono confluite in piazza Vittorio, nel quartiere Monteverde, nel secondo municipio e in piazza Mazzini, dove la fiaccolata è appena partita. Manifestazioni si svolgono in diverse zone del Lazio, da Ladispoli a Cerveteri al Lago di Bracciano.

E non bastavano le quotidiane polemiche sulla riforma del ministro dell’Istruzione e sui tagli del Governo all’università e alla ricerca. A fomentare le perplessità di associazioni e sindacati del mondo della scuola sulle scelte della maggioranza in Parlamento ci ha pensato oggi anche la Lega, che ieri sera a Montecitorio ha presentato una mozione in materia di ‘Accesso degli studenti stranieri alla scuola dell’obbligo’, approvata dai deputati. In sostanza verrebbe rivisto il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado, autorizzando il loro ingresso solo dopo il superamento di test e specifiche prove di valutazione ed istituendo classi ‘di inserimento’, che consentano agli studenti stranieri che non superano le prove e i test sopra menzionati di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana, propedeutiche all’ingresso degli studenti stranieri nelle classi permanenti.

Nella scuola italiana (dati 2007 del Ministero dell’Istruzione) il 5,6% degli studenti è ormai con cittadinanza non italiana, circa 500 mila ragazzi presenti soprattutto nella scuola primaria ed in quella secondaria di primo grado. Una percentuale in costante aumento, visto che dieci anni fa (anno scolastico 1996/1997) erano lo 0,7% (59.000) e nel 2002 il 2,2%. (196.500). Giovani provenienti dai paesi dell’Europa dell’est non Ue (28%: Albanesi e dell’ex Jugoslavia su tutti), dall’Africa (24%: in particolare Marocco, Tunisia, Ghana), dai paesi dell’Unione (19,4%: Romania e Polonia), dall’Asia (14,3%: Cina, Filippine e India). Incrociando le statistiche, il 67,1% del totale delle scuole ha almeno un alunno con cittadinanza non italiana, nel 15,2% delle scuole è presente un solo tipo di cittadinanza, mentre nel 7,7% delle scuole si possono trovare più di 10 cittadinanze diverse (percentuale che sale a 17,9 nel caso delle scuole di II grado).

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